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  • Il 71% delle persone sostiene il divieto dei social media per i bambini

    16 Ottobre 2025

    Un nuovo sondaggio Ipsos mostra che il 71% delle persone nel mondo è favorevole al divieto dei social media per i bambini sotto i 14 anni.

    L’indagine, condotta su oltre 23.000 adulti in 30 Paesi tra giugno e luglio 2025, evidenzia un aumento del consenso rispetto all’anno precedente, segno che la sensibilità sul tema della sicurezza online sta crescendo.

    I Paesi più favorevoli al divieto dei social media per i bambini

    Secondo i dati pubblicati da Statista e Visual Capitalist, il consenso è particolarmente alto in Indonesia (87%), Francia (85%) e Australia (79%).

    Social media teen bans - divieto di social media per i bambini

    Negli Stati Uniti e in Corea del Sud, invece, la quota si ferma al 63%, mentre in Germania scende al 53%. Tutti questi dati mostrano come la discussione sul tema vari notevolmente da Paese a Paese, ma con una tendenza globale verso maggiori restrizioni.

    Un cambiamento trainato da preoccupazioni reali

    Il dibattito sul divieto dei social media per i bambini nasce dal crescente timore per l’impatto psicologico e sociale che le piattaforme possono avere sui più giovani: ansia, dipendenza, confronto costante e perdita di autostima.

    Il fenomeno del wellness digitale e la protezione della salute mentale dei minori stanno diventando priorità anche per i governi.

    Le piattaforme hanno già limiti d’età, ma manca l’applicazione

    Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e X vietano già l’accesso agli utenti sotto i 13 anni.

    Il problema, come sottolineano gli esperti, non è tanto la norma quanto la difficoltà nel farla rispettare. Molti bambini riescono a creare profili falsi o a usare account di familiari, aggirando facilmente i controlli d’età.

    Verso nuovi sistemi di verifica e maggiore uniformità globale

    Le principali piattaforme social stanno investendo in sistemi più accurati di age verification, basati su intelligenza artificiale e riconoscimento facciale.

    Tuttavia, non esiste ancora un modello globale uniforme per verificare l’età degli utenti.
    Secondo Ipsos, il crescente consenso pubblico potrebbe accelerare la nascita di regole comuni internazionali per la tutela dei minori.