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  • Google progetta data center nello spazio per alimentare l’intelligenza artificiale

    5 Novembre 2025

    Google sta progettando di portare data center per l’intelligenza artificiale nello spazio, con i primi prototipi in orbita previsti per l’inizio del 2027.

    L’iniziativa, chiamata Project Suncatcher, mira a sfruttare l’energia solare e i costi di lancio sempre più bassi per rispondere alla crescente domanda di potenza di calcolo legata all’AI.

    Un progetto per ridurre l’impatto ambientale

    Secondo le stime interne, entro la metà degli anni 2030 il costo operativo di un data center spaziale potrebbe diventare paragonabile a quello terrestre.

    Utilizzando satelliti alimentati dal Sole, Google intende ridurre l’impatto su terra e acqua, oggi fortemente coinvolti nel raffreddamento dei data center tradizionali.

    Project Suncatcher: 80 satelliti per potenziare l’AI

    Il progetto prevede la creazione di costellazioni di circa 80 satelliti solari posizionati a 400 miglia dalla superficie terrestre.

    Ogni satellite ospiterà processori ottimizzati per l’intelligenza artificiale, capaci di gestire i carichi crescenti generati dal training e dall’uso dei modelli di AI.

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    Energia solare otto volte più efficiente

    Le strutture orbitali saranno alimentate da pannelli solari fino a otto volte più produttivi rispetto a quelli terrestri, ma ogni lancio nello spazio produrrà comunque centinaia di tonnellate di CO₂.

    Per questo motivo, il progetto punta su lanci ottimizzati e sostenibili per compensare l’impatto iniziale.

    Come funzioneranno i data center spaziali

    I data center orbitanti comunicheranno con la Terra attraverso collegamenti ottici a luce o laser, in grado di trasmettere informazioni ad altissima velocità.

    Questa tecnologia, chiamata free-space optical link, consente trasmissioni wireless affidabili e senza interferenze atmosferiche.

    I vantaggi della gestione orbitale

    Oltre a liberare risorse terrestri, i data center spaziali potranno sfruttare energia solare illimitata e a basso costo, rendendoli nel lungo periodo più sostenibili. Tuttavia,

    Google riconosce che restano sfide tecniche significative: gestione termica, affidabilità dei sistemi e comunicazioni ad alta banda.

    Un nuovo passo nella corsa all’AI orbitale

    Il progetto di Google arriva in un contesto di forte competizione. Elon Musk, attraverso SpaceX e Starlink, ha annunciato piani analoghi per costruire data center nello spazio, mentre Nvidia collaborerà con la startup Starcloud per lanciare i suoi chip AI in orbita entro la fine del mese.

    La visione di Google per il futuro dell’intelligenza artificiale

    “Nel futuro, lo spazio potrebbe essere il posto migliore per far crescere i computer dell’AI”, ha dichiarato Google nel presentare Project Suncatcher.

    L’idea di constellazioni compatte di satelliti solari connessi da link ottici rappresenta un vero cambio di paradigma nella gestione dell’infrastruttura digitale.

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    L’impatto economico e ambientale dei data center spaziali

    Le grandi aziende tecnologiche investiranno 3 trilioni di dollari nella costruzione di data center terrestri nei prossimi anni, da India a Texas, da Lincolnshire al Brasile.

    Tuttavia, la loro espansione solleva timori crescenti sulle emissioni di carbonio e sulla disponibilità di energia pulita.

    Energia pulita e sostenibilità orbitale

    Secondo Philip Johnston, cofondatore di Starcloud, “nello spazio si ottiene energia rinnovabile quasi illimitata e a basso costo. L’unico impatto ambientale riguarda il lancio, poi si risparmiano dieci volte più emissioni rispetto a un data center terrestre”.

    data center nello spazio con Starcloud e Google

    I prossimi passi di Google

    Google prevede di lanciare due satelliti prototipo entro il 2027, considerandoli un primo traguardo verso un’infrastruttura AI completamente spaziale. L’azienda parla di una “prima pietra verso un’AI scalabile nello spazio”, pur ammettendo che la strada sarà lunga e complessa.

    Le sfide ancora da risolvere

    Resta da capire come gestire la dissipazione del calore, la stabilità dei collegamenti e la manutenzione dei sistemi in orbita. Ma se il progetto avrà successo, potrebbe ridefinire il modo in cui le big tech alimentano l’intelligenza artificiale su scala globale.

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