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Chiara Piotto e Silvia Boccardi al Video Podcast Club di Spotify ci raccontano come cambia il giornalismo nell’era dei video podcast
28 Novembre 2025
Il Video Podcast Club di Spotify ha trasformato il Cinema Colosseo di Milano in un grande studio dal vivo, portando sul palco alcuni tra i podcast più seguiti del Paese.
Il Video Podcast Club e la crescita dei video podcast in Italia
Una serata pensata per celebrare un fenomeno in forte crescita: in Italia, nell’ultimo anno, le ore di visione dei video podcast su Spotify sono aumentate del 175%, mentre quasi nove utenti su dieci li guardano con l’app in primo piano.
In questo contesto, insieme ad altri show dal vivo, The Essential ha registrato una puntata speciale con Chiara Piotto, volto e voce del podcast di Will, Silvia Boccardi, giornalista di Will, e Gino Cecchettin, trasformando il formato quotidiano in una conversazione aperta con la community.
Silvia Boccardi e le nuove forme della violenza di genere nel digitale
Fuori dal palco, la prima a riportare il discorso su un tema urgente è stata Silvia. «Oggi la violenza di genere passa sempre di più dal digitale», mi ha detto, spiegando come le dinamiche di controllo e sopraffazione non nascano online, ma trovino nei luoghi digitali nuovi strumenti.
«Quello che vediamo è una trasposizione di una vecchia dinamica, il controllo, il potere, l’uomo che prevarica sulla donna anche all’interno di spazi digitali come i gruppi Facebook, le chat, il controllo del telefonino o della posizione attraverso il GPS».

Un fenomeno che, secondo Silvia, non si combatte con più tecnologia ma con più consapevolezza: «Lo strumento migliore per intervenire, come in tutto quello che riguarda la violenza di genere, è l’educazione».
Chiara Piotto e la complessità del giornalismo breve
Accanto alle riflessioni di Silvia, la conversazione con Chiara ha aperto un’altra finestra, il dietro le quinte del giornalismo quotidiano in formato breve. Raccontare l’attualità in dieci minuti non è un esercizio semplice.
«Ogni giorno la risposta più difficile da trovare è quali notizie selezionare», mi ha spiegato. L’obiettivo è mantenere The Essential fedele al suo nome: «Cerco di portare le persone un po’ fuori dalla loro comfort zone. Non bisogna puntare sempre sui temi più scontati, a volte vale la pena sorprendere, stuzzicare la curiosità su tematiche che restano di nicchia ma che sono importanti».

La sintesi come disciplina, non come limite
Per Chiara, la sintesi non è un limite ma una disciplina. «La brevità è inevitabile, ma non vuol dire rinunciare alla qualità, significa spendere meglio le parole ed essere concisi nelle riflessioni». E quando le chiedo se in un formato così si possa comunque fare buon giornalismo, la risposta è immediata: «Assolutamente sì. Il giornalismo di servizio significa portare informazioni corrette a tutti. L’accessibilità è già di per sé un elemento fondamentale».
Un podcast di successo parla anche a chi non si informa
Il successo di un podcast non si misura solo nei numeri, ma nella capacità di raggiungere persone che normalmente non sceglierebbero quel tipo di contenuto. «Per me funziona quando arrivi anche a chi è più scettico», mi ha detto. «Non solo alla nicchia che si informa già di suo».
Il valore del pubblico dal vivo e il ruolo della community
L’esperienza del Video Podcast Club, con il pubblico dal vivo, aggiunge un ulteriore strato a questo rapporto. «C’è la possibilità di conoscere il pubblico che già ti ascolta», racconta Chiara. «Interagire, creare community, rispondere a domande in diretta che entrano a far parte del format».
Da questo nasce anche The Essential Conversations, la versione più dialogica del podcast che ogni sabato dà voce a temi scelti dalla community.
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Fiducia, ascolto e nuovi codici del giornalismo
Quando il discorso si sposta sulla fiducia nel giornalismo, Chiara rovescia una percezione diffusa. «Non sono più convinta che sia una questione di media tradizionali contro digitali», mi ha detto. «È una questione di chi lavora dentro quei media. Ciò che le persone apprezzano è la capacità di ascolto».
Un ascolto che, secondo lei, molti media tradizionali hanno smesso di coltivare, mentre progetti come Will lo mettono al centro: «Informi nel modo in cui le persone possano capire, sulle cose che gli interessano. Non ti chiudi in una bolla».
Sul rapporto con la community, Chiara è netta: «La fiducia è quello che ti consente di mantenere un pubblico. Si costruisce con l’affidabilità, con la correttezza, e un po’ anche con la persona che parla». Ed è qui che il video fa la differenza. «Tutti i formati si stanno trasformando in direzione video. È un ritorno al passato, il volto crea relazione, rassicurazione, umanità».
La diretta come forma più autentica di racconto
Infine, quando le chiedo quale formato la rappresenti di più, la risposta riporta il discorso alle sue origini professionali: «Per natura mi sento più me stessa in diretta. The Essential non è scritto parola per parola, preparo, seleziono i temi e poi interpreto al momento. È quasi più televisivo della diretta social. La diretta costruisce proprio quel rapporto autentico a cui accennavoprima».
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