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  • ChatGPT cita Grokipedia come fonte su vari temi secondo The Guardian

    27 Gennaio 2026

    Nel dibattito sempre più acceso sull’affidabilità dei sistemi di intelligenza artificiale, un nuovo elemento accende l’attenzione di ricercatori e osservatori. ChatGPT cita Grokipedia, l’enciclopedia AI legata a Elon Musk, come fonte informativa su una serie di argomenti complessi e politicamente sensibili.

    ChatGPT cita Grokipedia nei test del Guardian

    Secondo un’indagine condotta dal The Guardian, l’ultimo modello GPT-5.2 ha fatto riferimento a Grokipedia in nove risposte diverse, su oltre una dozzina di query. Le domande spaziavano da temi di geopolitica iraniana a profili storici legati al negazionismo dell’Olocausto.

    In particolare, ChatGPT ha citato Grokipedia rispondendo a quesiti su conglomerati iraniani, strutture paramilitari come i Basij e sulla Mostazafan Foundation.

    Fonti diverse a seconda della complessità delle domande

    Un elemento chiave emerso dai test è che ChatGPT non ha fatto riferimento a Grokipedia quando sollecitato su temi ampiamente discussi e già oggetto di disinformazione nota, come l’assalto del 6 gennaio negli Stati Uniti o la pandemia HIV/Aids. Le citazioni sono emerse invece su argomenti più di nicchia o meno presidiati.

    Cos’è Grokipedia e perché è controversa

    Grokipedia è un’enciclopedia online generata da AI, lanciata lo scorso ottobre con l’ambizione di competere con Wikipedia. A differenza della piattaforma collaborativa tradizionale, Grokipedia non consente editing umano diretto: i contenuti vengono scritti da un modello AI e modificati solo su richiesta.

    La piattaforma è di proprietà di xAI, società fondata da Elon Musk, ed è stata più volte criticata per la diffusione di narrazioni di destra su temi come i diritti LGBTQ+ e l’insurrezione del 6 gennaio.

    Un modello editoriale radicalmente diverso da Wikipedia

    L’assenza di revisione umana e il sistema chiuso di aggiornamento rendono Grokipedia particolarmente vulnerabile a errori, bias e distorsioni. È proprio questo aspetto a preoccupare chi studia la diffusione della disinformazione nei sistemi di AI generativa.

    ChatGPT cita Grokipedia su Iran e negazionismo

    Uno degli esempi più rilevanti riguarda le informazioni su MTN-Irancell. Citando Grokipedia, ChatGPT ha riportato affermazioni più forti rispetto a quelle presenti su Wikipedia, sostenendo legami diretti con l’ufficio della guida suprema iraniana.

    Il modello ha inoltre citato Grokipedia ripetendo informazioni che il Guardian ha già smentito, in particolare sul lavoro dello storico Sir Richard Evans come testimone esperto nel processo per diffamazione intentato da David Irving.

    Quando la citazione diventa amplificazione

    Il rischio non è solo l’errore in sé, ma la sua amplificazione. Quando un LLM cita una fonte, quella fonte acquisisce automaticamente credibilità agli occhi dell’utente, anche se il contenuto è impreciso o fuorviante.

    Non solo ChatGPT: il problema è sistemico

    GPT-5.2 non è l’unico modello a fare riferimento a Grokipedia. Secondo testimonianze raccolte dal Guardian, anche Claude di Anthropic avrebbe citato l’enciclopedia AI su argomenti che vanno dalla produzione petrolifera alle birre scozzesi.

    Il fenomeno suggerisce che la presenza di Grokipedia nei dataset pubblici sta iniziando a filtrare trasversalmente nei grandi modelli linguistici.

    La risposta di OpenAI

    Un portavoce di OpenAI ha dichiarato che il sistema di web search del modello attinge a un’ampia gamma di fonti pubblicamente disponibili, applicando filtri di sicurezza per ridurre il rischio di danni gravi e segnalando in modo trasparente le fonti utilizzate.

    LLM grooming e il rischio disinformazione

    Per i ricercatori di disinformazione, il caso Grokipedia riporta al centro il tema del LLM grooming, ovvero la strategia di inondare il web di contenuti falsi o distorti per influenzare indirettamente l’addestramento dei modelli AI.

    Già nel 2025 esperti di sicurezza avevano segnalato operazioni su larga scala, attribuite anche a reti di propaganda russe, con l’obiettivo di “seminare” dataset utilizzati dagli LLM.

    Il precedente di Gemini e Xinjiang

    Il problema non è nuovo. Nel giugno scorso, il Congresso degli Stati Uniti aveva sollevato preoccupazioni su Gemini di Google, accusato di aver ripetuto la posizione del governo cinese sulle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e sulla gestione del Covid-19.

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    Perché correggere l’AI è così difficile

    Secondo Nina Jankowicz, ricercatrice specializzata in disinformazione e LLM grooming, una volta che un’informazione errata entra in un chatbot, rimuoverla è estremamente complesso.

    Jankowicz racconta di aver scoperto una citazione falsa a lei attribuita in un articolo di un grande media. Nonostante la correzione dell’articolo, per mesi i modelli AI hanno continuato a ripetere quella frase come autentica.

    La fiducia automatica nelle fonti citate

    Il rischio più grande, spiega Jankowicz, è l’effetto domino. Se ChatGPT cita Grokipedia, l’utente tende a pensare che la fonte sia stata verificata. Questo può spingere le persone a consultarla direttamente, rafforzando la circolazione di contenuti problematici.

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    La reazione di xAI e il nodo irrisolto

    Alla richiesta di commento, un portavoce di xAI ha risposto con una dichiarazione secca: “Legacy media lies.” Una risposta che, per molti osservatori, non affronta il nodo centrale del problema.

    Il caso Grokipedia mostra come la credibilità dell’informazione nell’era dell’AI non sia più solo una questione editoriale, ma un tema strutturale che riguarda dataset, fonti, citazioni e fiducia pubblica.

    E proprio per questo, oggi più che mai, la domanda non è solo cosa sanno i modelli di AI, ma da chi lo hanno imparato.

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