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  • Secondo Reuters Meta traccia mouse e tastiera dei dipendenti per addestrare l’AI

    23 Aprile 2026

    Secondo quanto riportato da Reuters, Meta ha iniziato a installare un software interno capace di registrare movimenti del mouse, clic e tasti digitati dai dipendenti. L’obiettivo è utilizzare questi dati per addestrare modelli di intelligenza artificiale sempre più autonomi.

    Una scelta che segna un passaggio concreto nella trasformazione del lavoro all’interno del gruppo, ma che apre anche interrogativi rilevanti sul piano della privacy.

    Come funziona il sistema di tracciamento

    Prima di entrare nel merito delle implicazioni, conviene osservare più da vicino il funzionamento.

    Il programma si chiama Model Capability Initiative (MCI) e opera direttamente sui computer aziendali. Monitora l’interazione con applicazioni e siti web utilizzati per lavoro e, in alcuni casi, acquisisce anche screenshot dello schermo.

    L’obiettivo dichiarato è migliorare la capacità dei modelli AI di replicare comportamenti quotidiani: navigare interfacce, utilizzare scorciatoie da tastiera, interagire con menu e sistemi complessi.

    Non simulazioni, quindi, ma dati reali. Raccolti mentre le persone lavorano.

    La strategia dietro la raccolta dati

    Prima di parlare di criticità, è utile collocare questa iniziativa in un contesto più ampio.

    Meta sta accelerando sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi interni. In una comunicazione ai dipendenti, il CTO Andrew Bosworth ha descritto una visione in cui gli agenti AI svolgeranno gran parte delle attività operative.

    Il ruolo umano, in prospettiva, sarà quello di supervisione: indirizzare, correggere, migliorare.

    Per arrivare a questo livello di autonomia, però, serve un’enorme quantità di dati su come le persone interagiscono con i sistemi digitali. È proprio qui che si inserisce la raccolta di mouse, clic e digitazioni.

    Un cambiamento che coinvolge tutta la forza lavoro

    Prima di isolare il caso specifico, il fenomeno appare più ampio.

    Nel settore tecnologico, l’adozione dell’AI sta già modificando organizzazione e competenze. Meta ha annunciato un piano di riduzione del personale pari al 10% della forza lavoro globale, mentre contemporaneamente spinge sull’uso interno di agenti AI per coding e attività operative.

    Si stanno ridefinendo anche i ruoli. Tra le novità, la figura dell’“AI builder”, pensata per superare le divisioni tradizionali tra funzioni tecniche.

    Una trasformazione che riflette un orientamento diffuso nella Silicon Valley.

    I timori legati alla sorveglianza

    Prima di arrivare alle conclusioni, emergono le preoccupazioni.

    La raccolta di dati così dettagliati richiama pratiche già viste in altri settori, ma con un livello di granularità più elevato. Secondo Ifeoma Ajunwa, esperta di diritto del lavoro, questo tipo di monitoraggio avvicina anche i lavoratori qualificati a forme di controllo tipiche di contesti meno autonomi.

    Non è solo una questione tecnica. La consapevolezza di essere osservati può modificare i comportamenti e incidere sugli equilibri tra azienda e dipendenti.

    Il quadro normativo tra USA ed Europa

    Prima di valutare l’impatto globale, bisogna distinguere tra contesti giuridici.

    Negli Stati Uniti, la normativa federale non impone limiti stringenti sul monitoraggio dei dipendenti. In molti casi è sufficiente informare i lavoratori.

    Diverso il quadro europeo. Secondo Valerio De Stefano, pratiche come il tracciamento dei tasti potrebbero entrare in conflitto con il regolamento sulla protezione dei dati personali.

    In Paesi come l’Italia, il controllo elettronico della produttività è soggetto a restrizioni precise. In Germania, è ammesso solo in situazioni eccezionali.

    Tra innovazione e nuovo equilibrio del lavoro

    Meta ha precisato che i dati raccolti non verranno utilizzati per valutazioni individuali, ma esclusivamente per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. Le garanzie, tuttavia, restano generiche.

    Quello che emerge è un cambiamento strutturale. Il lavoro umano diventa una fonte diretta di addestramento per sistemi destinati a replicarlo.

    Una dinamica che apre una domanda più ampia: fino a che punto l’automazione può spingersi senza ridefinire il rapporto tra controllo, produttività e autonomia?

    La risposta, probabilmente, non arriverà solo dalla tecnologia.