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OpenAI potrebbe lanciare un AI phone entro il 2027
8 Maggio 2026
OpenAI potrebbe essere pronta a uscire definitivamente dal browser e trasformarsi in qualcosa di molto più concreto: uno smartphone costruito attorno all’intelligenza artificiale.
Secondo nuove indiscrezioni riportate dall’analista Ming-Chi Kuo, l’azienda starebbe accelerando lo sviluppo del suo primo AI phone, anticipando la produzione di massa alla prima metà del 2027. In precedenza, le tempistiche ipotizzate parlavano del 2028.
L’obiettivo, almeno secondo le stime circolate nelle ultime ore, sarebbe ambizioso: fino a 30 milioni di dispositivi distribuiti tra il 2027 e il 2028.
Non un semplice “telefono con ChatGPT”
L’idea dietro il progetto non sarebbe quella di creare l’ennesimo smartphone con un’app AI preinstallata.
Secondo le indiscrezioni, OpenAI starebbe progettando un dispositivo costruito attorno a un sistema di AI agent, cioè assistenti intelligenti capaci di svolgere attività direttamente per conto dell’utente.
Un approccio molto diverso rispetto all’attuale esperienza mobile, ancora basata sul continuo passaggio tra app diverse.
Nel modello immaginato da OpenAI, l’interazione potrebbe diventare molto più conversazionale: invece di aprire manualmente applicazioni, cercare informazioni o gestire task uno per uno, l’utente formulerebbe richieste dirette lasciando al sistema il compito di eseguire operazioni e coordinare servizi.
L’obiettivo è cambiare le abitudini digitali
La vera sfida, probabilmente, non sarà hardware ma culturale.
Le persone sono profondamente legate agli ecosistemi che utilizzano ogni giorno, dalle app ai sistemi operativi, fino ai flussi di lavoro ormai automatizzati nella routine quotidiana.
Per questo OpenAI starebbe cercando un controllo molto più stretto sull’integrazione tra software, sistema operativo e dispositivo fisico, seguendo una logica simile a quella adottata da Apple e Google.
Con una differenza importante: qui non si parla soltanto di aggiungere funzioni AI allo smartphone, ma di ripensare completamente il modo in cui lo si utilizza.
Le specifiche tecniche emerse finora
Dal punto di vista hardware, le indiscrezioni delineano un dispositivo di fascia molto alta.
Secondo Kuo, il telefono dovrebbe utilizzare un chip personalizzato MediaTek Dimensity 9600 prodotto attraverso il processo avanzato N2P di TSMC.
Tra gli elementi più interessanti compare un nuovo sistema HDR per l’elaborazione delle immagini, progettato per migliorare la comprensione dell’ambiente circostante attraverso fotocamere e sensori.
Il dispositivo dovrebbe inoltre integrare doppie NPU dedicate all’elaborazione simultanea di linguaggio e immagini, memoria LPDDR6, archiviazione UFS 5.0 e sistemi di sicurezza avanzati come pKVM e inline hashing.
Specifiche che suggeriscono un prodotto fortemente orientato all’elaborazione AI in locale e alla gestione continua di input multimodali.
Il ruolo di Jony Ive alimenta le aspettative
Intorno al progetto continua inoltre a crescere la curiosità legata a Jony Ive.
L’ex designer simbolo di Apple starebbe collaborando con OpenAI sulle iniziative hardware e di design, anche se non è ancora chiaro quanto sia coinvolto direttamente nello sviluppo dello smartphone.
Alcune indiscrezioni parlano anche di un secondo dispositivo AI in arrivo nello stesso periodo: uno speaker intelligente senza schermo, dotato di videocamera e fortemente basato su interazioni vocali.
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OpenAI arriva in un mercato già affollato
Il contesto, però, è molto diverso rispetto a quello in cui nacque l’iPhone.
Oggi Apple, Google e Samsung stanno già integrando massicciamente funzionalità AI all’interno dei loro dispositivi, trasformando smartphone e assistenti vocali in piattaforme sempre più intelligenti.
In più, alcuni esperimenti recenti nel settore AI-first hardware hanno mostrato quanto sia difficile convincere gli utenti a cambiare abitudini.
I precedenti non sono stati incoraggianti
Prodotti come Humane AI Pin o Rabbit R1 hanno attirato molta attenzione mediatica ma risultati commerciali piuttosto limitati.
Il problema non riguarda soltanto la qualità della tecnologia, ma la reale necessità percepita dagli utenti. Convincere le persone ad abbandonare interfacce, app e modelli di utilizzo consolidati richiede molto più di una semplice innovazione tecnica.
OpenAI parte però da un vantaggio che poche aziende possono vantare: la diffusione globale di ChatGPT, utilizzato ormai da centinaia di milioni di persone ogni settimana.
Resta da capire se questa familiarità con il software sarà sufficiente a spingere gli utenti verso un ecosistema hardware completamente nuovo.
Privacy e fiducia saranno decisive
Più un sistema AI diventa autonomo, più aumentano anche i dubbi legati a privacy, sicurezza e gestione dei dati sensibili.
Un telefono basato su agenti intelligenti dovrebbe avere accesso a messaggi, calendario, email, posizione, fotocamera e attività quotidiane dell’utente per poter funzionare davvero in modo proattivo.
Ed è proprio qui che si giocherà probabilmente la partita più delicata.
Se OpenAI riuscirà davvero a portare sul mercato questo dispositivo, non lancerà semplicemente un nuovo smartphone. Testerà qualcosa di molto più grande: capire se le persone siano davvero pronte a lasciare che l’intelligenza artificiale diventi il principale intermediario della loro vita digitale.
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