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  • OpenAI porta Codex nell’app mobile di ChatGPT

    22 Maggio 2026

    L’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere alle domande. Ora esegue task, usa applicazioni e interagisce direttamente con il computer dell’utente.

    Con l’ultima novità annunciata da OpenAI, questa esperienza esce definitivamente dal desktop e arriva anche sullo smartphone.

    L’azienda ha infatti integrato Codex nell’app mobile di ChatGPT per iOS e Android, consentendo agli utenti di controllare da telefono l’assistente AI che opera sul proprio computer.

    Cos’è Codex e perché OpenAI punta così tanto su questo progetto

    Codex è il sistema AI sviluppato da OpenAI per scrivere codice, utilizzare software e interagire con applicazioni direttamente sul desktop.

    Negli ultimi mesi il progetto ha assunto un ruolo sempre più centrale nella strategia dell’azienda, soprattutto dopo la forte crescita di strumenti concorrenti come Claude Code di Anthropic.

    Secondo quanto riportato da The Verge, OpenAI avrebbe accelerato lo sviluppo del prodotto riducendo attività considerate secondarie e concentrando maggiormente risorse sul business enterprise e sugli agenti AI operativi.

    Dall’assistente conversazionale all’agente operativo

    La direzione è abbastanza evidente.

    ChatGPT non vuole più essere soltanto un chatbot. L’obiettivo è diventare una piattaforma capace di agire concretamente sui dispositivi dell’utente.

    L’aggiornamento recente di Codex per macOS va esattamente in questa direzione: il sistema può utilizzare applicazioni, interagire con finestre e svolgere attività direttamente sul computer.

    L’integrazione mobile aggiunge un ulteriore livello: il controllo remoto.

    Come funziona Codex nell’app ChatGPT

    Attraverso l’app mobile, gli utenti possono inviare istruzioni a Codex mentre il sistema continua a lavorare sul desktop.

    Dal telefono è possibile controllare thread attivi, approvare comandi, cambiare modello AI o avviare nuove attività.

    Aggiornamenti in tempo reale sullo smartphone

    OpenAI spiega che file, credenziali e permessi rimangono salvati esclusivamente sul computer locale in cui Codex opera.

    Sul telefono arrivano invece aggiornamenti live relativi alle operazioni eseguite.

    Tra le informazioni condivise compaiono:

    • screenshot
    • output del terminale
    • modifiche al codice
    • risultati dei test
    • richieste di approvazione

    In pratica lo smartphone diventa una sorta di dashboard remota attraverso cui supervisionare il lavoro dell’agente AI.

    LEGGI ANCHE: OpenAI lancia nuove API vocali con traduzione e trascrizione in tempo reale

    La corsa agli AI agent entra in una nuova fase

    L’integrazione di Codex nell’app ChatGPT arriva in un momento particolarmente competitivo per il settore degli AI agent.

    Negli ultimi mesi diversi player stanno cercando di costruire sistemi capaci non solo di generare testo, ma di utilizzare software e completare task autonomamente.

    Anthropic ha attirato molta attenzione con Claude Code. Google continua a sviluppare Gemini in ottica multimodale e operativa. Microsoft spinge sull’integrazione tra Copilot e Windows.

    OpenAI sembra voler rispondere costruendo qualcosa di ancora più ambizioso.

    L’idea del “superapp desktop”

    Secondo alcune indiscrezioni, Codex potrebbe rappresentare uno dei tasselli chiave del progetto interno con cui OpenAI punta a creare una sorta di “superapp” desktop basata sull’intelligenza artificiale.

    Non un semplice assistente laterale, ma un ambiente operativo capace di centralizzare attività, automazioni e strumenti produttivi.

    L’integrazione mobile rafforza proprio questa visione: l’AI continua a lavorare sul computer anche quando l’utente si allontana dalla scrivania.

    LEGGI ANCHE: OpenAI potrebbe lanciare un AI phone entro il 2027

    L’AI si sposta dal browser al sistema operativo

    Per anni i chatbot AI sono rimasti confinati dentro interfacce web e finestre di conversazione.

    Ora il terreno di competizione si sta spostando altrove: direttamente nel sistema operativo.

    È qui che si giocherà probabilmente una delle battaglie più importanti dei prossimi anni tra OpenAI, Google, Anthropic e Microsoft.

    Dal prompt all’esecuzione

    La differenza è sostanziale.

    Finora l’utente chiedeva qualcosa all’AI e riceveva una risposta. Con strumenti come Codex, invece, il sistema può eseguire azioni reali: modificare file, usare software, lanciare processi e completare task complessi.

    Lo smartphone diventa quindi il punto di controllo di un agente operativo distribuito tra cloud, desktop e mobile.

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