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  • Perché il ROAS è una metrica sopravvalutata nel digital marketing

    10 Dicembre 2025

    C’è una frase che sento spesso quando entro in una nuova azienda: “Il ROAS è basso. Non funzionano le campagne“.

    Ed è sempre in quel momento che capisco due cose. La prima: il ROAS è l’unica metrica che stanno guardando. La seconda: probabilmente non “abbiamo” realmente capito cosa stiamo misurando.
    Il ROAS (Return On Advertising Spend) non è solo quel numero… ma è una lente.

    E come tutte le lenti, può farti vedere meglio… o può distorcere tutto.

    Partiamo dal punto più semplice: cos’è davvero il ROAS?

    Il ROAS è il rapporto tra ciò che spendi e ciò che incassi.

    Se spendi 1 euro e ne incassi 5, il tuo ROAS è 5. Valore / Costo * 100, è la sua formula. Apparentemente è un indice perfetto. Semplice, diretto, immediato. E infatti è diventato la metrica preferita di chi non vuole sbagliare.

    Una specie di bussola universale. Ma il problema non è il ROAS. Il problema è come le aziende lo usano.

    Il grande fraintendimento: giudicare tutto dal ROAS

    Osservare il ROAS è come guardare l’ultima pagina di un libro e dire “bello” o “brutto” senza leggerlo. Perché il ROAS:

    • non ti dice se il margine è sufficiente,
    • non ti dice quanto hai pagato la spedizione,
    • non ti dice quanto ti è costato acquisire quel cliente,
    • non ti dice se comprerà di nuovo,
    • non ti dice se sei cresciuto o sei fermo,
    • non ti dice se il prodotto venduto aveva senso venderlo.

    E soprattutto: non ti dice nulla sul valore futuro del cliente. Il ROAS è una fotografia attuale. Una singola istantanea di un processo molto più complesso.

    Guardarlo da solo significa giudicare un film intero da un solo fotogramma.

    ROI, cioè ritorno sull’investimento e LTV, valore del cliente nel tempo, ci indicano ex ante una situazione fondamentale per il ROAS.

    Cioè, che solitamente deve essere molto più alto del percepito, ma al tempo può essere [inizialmente] negativo se il cliente ha un ciclo vitale superiore all’acquisto singolo.

    Il ROAS è una metrica sopravvalutata

    Perché il ROAS diventa pericoloso

    Il ROAS tende a premiare il “corto raggio”. Premia la vendita facile, sicura, già pronta. Premia (spesso) i clienti che sarebbero arrivati comunque.

    Premia prodotti ad alto margine e basso costo di spedizione.
    Per esempio Google Ads ci ha fatto letteratura su questo, con la classificazione in Hero, Villain e Zombie.

    E penalizza tutto il resto. Penalizza:

    • i prodotti nuovi (che spesso partono con ROAS basso),
    • l’acquisizione di nuovi clienti,
    • le campagne di awareness,
    • le fasi alte del funnel,
    • le aziende che stanno crescendo.

    E infatti molte aziende fanno un errore classico: tagliano ciò che sembra non funzionare… senza capire che quello era ciò che stava costruendo il futuro.

    Il ROAS, da solo, non misura il futuro, misura solo il presente.

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    La verità scomoda: il ROAS alto può essere un pessimo segnale

    Sembra un paradosso, ma non lo è. Un ROAS molto alto spesso significa:

    • stai vendendo solo ai tuoi clienti migliori,
    • non stai acquisendo nuove persone,
    • stai bruciando il mercato che già ti conosce,
    • stai comprimendo la crescita per mantenere il numero “bello”.

    Un ROAS 1000 può essere meraviglioso… oppure può dire che l’azienda è ferma. Un ROAS 200 può sembrare scarso… oppure può essere il segnale che stai crescendo. Il contesto è tutto.
    Per questo è oltremodo importante analizzare sempre anche il rendimento di quelle che sono le non interazioni.

    Capire quindi quanto ogni singola impression possa produrre in termini di efficacia latente e persuasiva in una campagna (olisticamente parlando) di marketing.

    Il ROAS non è un obiettivo: è una conseguenza

    Perché il ROAS è una metrica sopravvalutata? Questa è la parte più importante. Il ROAS non deve guidare la strategia. È la strategia a dover generare il ROAS. Quando il ROAS diventa l’obiettivo, si cade in tutte le trappole:

    • si spegne la parte alta del funnel,
    • si riduce l’esplorazione,
    • si tagliano i nuovi segmenti,
    • si crea un sistema che funziona… finché non finisce la benzina.

    Quando invece il ROAS è visto come risultato, cambia tutto.

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    Le metriche che completano il ROAS

    Per capire davvero come stai andando servono altre lenti:

    • LTV (Lifetime Value)
    • Costo di acquisizione (CAC)
    • Margine netto
    • Tasso di riacquisto
    • Tasso di referral
    • Quota di mercato
    • Velocità di rotazione prodotto

    Solo guardando questi elementi insieme il ROAS assume un significato reale.
    Allora il ROAS serve o no? Serve eccome, ma va interpretato. Serve a capire se il tuo advertising è efficiente. Serve a misurare la bontà di una campagna e serve a confrontare periodi diversi della stessa strategia.

    Il ROAS non è un timone, ma un indicatore di bordo. Il timone è la strategia. Il carburante è il budget. La mappa è il funnel.

    Il ROAS è un ottimo servitore, ma un pessimo padrone

    Il ROAS è uno strumento meraviglioso quando lo si usa per ciò che è: un indicatore di efficienza. Diventa pericoloso quando lo si trasforma in un giudice assoluto.

    Chi cresce davvero non insegue il ROAS, ma costruisce sistemi che generano valore… e a quel punto, il ROAS arriva da solo. E arriva meglio.