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La campagna D&AD Uncommon rilancia il dibattito sulla creatività con un manifesto provocatorio
2 Dicembre 2025
La nuova Campagna D&AD Uncommon parte da una domanda secca e scomoda: Is Creativity Dead or Alive?
Una provocazione che D&AD e Uncommon Creative Studio London rivolgono senza filtri ai professionisti del settore, trasformando la call for entries dei D&AD Awards 2026 in un messaggio autocritico nei confronti dell’intera industry.
Una call for entries che punta il dito sulle scuse dei creativi
La campagna elenca una a una le scuse con cui i creativi spesso giustificano lavori poco brillanti. Non è colpa dei social, della tecnologia, dell’AI o dei video verticali.
È colpa delle distrazioni, del tempo passato a scrivere articoli di thought leadership su LinkedIn e a scrollare invece di usare le proprie energie per pensare idee migliori. Un tono diretto che ribalta la narrativa ormai diffusa sulla creatività “minacciata” da fattori esterni.

Campagna D&AD Uncommon come manifesto contro l’apatia creativa
La Campagna D&AD Uncommon non si limita a denunciare il problema, ma propone un manifesto che invita a riappropriarsi del gesto più semplice e più difficile del lavoro creativo: creare davvero.
Un hub per riaccendere l’arte del fare
Accanto al film, D&AD lancia un hub dedicato, accessibile su dandad.org/alive.
Lo spazio raccoglie articoli, interviste e insight di professionisti del design e della pubblicità che riflettono sulla creatività viva o morta, analizzando come si sta trasformando e dove rischia di perdersi.
Una creatività sempre più decentralizzata
Donal Keenan, chief operating officer di D&AD, sottolinea come oggi la creatività nasca da maker, creator, team in house e nuovi studi indipendenti. Questa pluralità amplia le possibilità, ma rischia anche di diluire l’eccellenza. Secondo Keenan, proprio per questo la provocazione della campagna è necessaria: serve ricordare a tutti che l’attenzione e l’impegno sono le vere leve per emergere.
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Il ruolo della provocazione nella Campagna D&AD Uncommon
La Campagna D&AD Uncommon utilizza la provocazione come strumento per spingere il settore a guardarsi allo specchio e riconoscere responsabilità che non possono più essere attribuite alla tecnologia.
La creatività non muore, si spegne
Lisa Smith, presidente di D&AD e global chief design officer di Uncommon, offre una lettura potente. Secondo lei, la creatività non muore per colpa dell’AI o delle scadenze, ma perché viene dimenticata sotto la pressione dei dati, delle paure e del poco tempo dedicato alle idee davvero coraggiose. Il manifesto diventa così un richiamo a ritrovare il coraggio di rischiare.
La responsabilità è del settore, non della tecnologia
Nils Leonard, trustee di D&AD e co fondatore di Uncommon, firma la dichiarazione più dura. Secondo lui, la creatività è stata uccisa proprio da chi dovrebbe custodirla. Non dagli influencer, non dall’in housing, non dall’AI, ma dall’apatia e dalle ore spese sui social al posto del lavoro vero. La sua frase “Zitto e lavora” riassume l’intero spirito del progetto e chiude il manifesto senza possibilità di equivoci.
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Perché la Campagna D&AD Uncommon funziona
La Campagna D&AD Uncommon riesce a colpire perché evita il vittimismo e restituisce responsabilità ai creativi stessi. Ricorda che la creatività non è un fenomeno fragile da proteggere, ma un atto vivo che richiede cura, attenzione e tempo. E soprattutto ricorda che spesso il problema non sono i mezzi, ma la mancanza di coraggio nel fare.
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