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  • Consigli finanziari sui social: norme, obblighi e rischi per chi crea contenuti di investimento

    16 Dicembre 2025

    I social media giocano oggi un ruolo centrale nella diffusione e condivisione di informazioni sui mercati finanziari e sulle strategie di investimento, in un momento storico che vede gli investitori retail orientarsi autonomamente nella definizione dei propri investimenti.

    Ma cosa succede quando un post, un reel o una storia diventano qualcosa di più di una semplice opinione?

    Il confine tra contenuto informativo e raccomandazione di investimento è più sottile di quanto si pensi, e le conseguenze di oltrepassarlo possono essere pesanti.

    Il quadro normativo europeo è chiaro: il Market Abuse Regulation (MAR) insieme al Regolamento Delegato 2016/958 e la MiFID II formano un sistema di regole che protegge l’integrità dei mercati.

    La MiFID II disciplina gli intermediari professionali, mentre il MAR va oltre: si applica a chiunque diffonda raccomandazioni finanziarie, anche senza essere un professionista del settore.

    Questo significa che anche i c.d. fin- influencer, i content creator e chiunque condivida attraverso mezzi di comunicazione diffusi tra il pubblico contenuti finanziari può rientrare nel perimetro normativo.

    Cosa si intende per raccomandazione di investimento

    Il MAR definisce infatti in modo ampio cosa sia una raccomandazione in materia di investimenti: qualsiasi video o comunicazione pubblica, inclusi quelli diffusi attraverso i social media, in cui si forniscono consigli o idee, direttamente o indirettamente, sull’acquisto o vendita di uno strumento finanziario o sulla composizione di un portafoglio di investimento può costituire una raccomandazione.

    Lo stesso vale per messaggi pubblici che contengono opinioni sul prezzo futuro di un’azione o altro strumento finanziario.

    La valutazione va fatta caso per caso, guardando alla sostanza del messaggio, non alla forma o al canale utilizzato.

    Il ruolo del linguaggio e dei contenuti educativi

    Anche l’uso di un linguaggio non tecnico non esclude che si stia pubblicando una raccomandazione in materia di investimenti.

    Per i contenuti con scopo educativo, è consigliabile utilizzare dati storici ed esempi passati per non indurre gli investitori a basare le proprie scelte su tali informazioni, evitando comunque di raccomandare strategie di investimento o esprimere valutazioni sul prezzo presente o futuro di uno strumento finanziario o circa la convenienza ad acquistarlo in un dato momento.

    Quando un contenuto attiva obblighi di trasparenza

    Quando un contenuto viene qualificato come raccomandazione, scattano obblighi precisi di trasparenza.

    A riguardo, il framework MAR identifica un insieme generale di requisiti applicabili a tutti e alcuni requisiti aggiuntivi applicabili ai professionisti ed esperti.

    Per quanto riguarda i requisiti generali, è previsto che chiunque produca raccomandazioni debba includere, tra l’altro, l’identificazione dei produttori (nome e qualifica di tutte le persone fisiche coinvolte nella definizione della raccomandazione), data e ora della raccomandazione, presentazione obiettiva delle informazioni distinguendo chiaramente fatti da interpretazioni e opinioni.

    Professionisti, esperti e obblighi più stringenti

    Il livello di complessità degli obblighi aumenta per chi rientra nelle categorie di “professionisti” (tra cui analisti indipendenti, società di investimento ed enti creditizi) ed esperti, ovvero persone che propongono ripetutamente decisioni di investimento presentandosi come dotate di competenza o esperienza finanziaria o che sono percepite come tali.

    Per entrambe le categorie si applicano requisiti aggiuntivi, tra cui: sintesi della metodologia di valutazione, durata dell’investimento, avvertenze sui rischi e frequenza degli aggiornamenti.

    Le sanzioni previste dal MAR

    In caso di violazioni del regime delle raccomandazioni in materia di investimenti, possono trovare applicazione, tra l’altro, sanzioni fino a 500.000 euro per le persone fisiche e fino a 1 milione di euro per le persone giuridiche.

    Perché conoscere il perimetro normativo è fondamentale

    In un ecosistema digitale dove la linea tra informazione e raccomandazione è sempre più sfumata, conoscere il perimetro normativo non è solo una questione di compliance, ma una responsabilità verso chi, dall’altra parte dello schermo, prende decisioni che possono impattare il proprio futuro finanziario.

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    Questo articolo è a cura di Nunzia Melaccio, Partner, Osborne Clarke e Giovanni Luca Andriolo, Junior Associate, Osborne Clarke.

    Nunzia Melaccio si occupa di diritto dei servizi finanziari e bancari da oltre vent’anni e ed è responsabile del dipartimento italiano di Financial & Banking Regulation dello studio legale internazionale Osborne Clarke di cui è parte anche Gianluca Andriolo, il quale opera con specifico focus sui prestatori di servizi di investimento e cripto asset.

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