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La leadership resta maschile: quasi metà della forza lavoro è femminile ma solo il 26,7% arriva al vertice
10 Marzo 2026
L’analisi della leadership femminile nelle organizzazioni evidenzia un paradosso sempre più evidente: la presenza delle donne nel mercato del lavoro è ormai vicina alla parità, ma la loro rappresentanza diminuisce drasticamente quando si sale verso i livelli decisionali.
Uno studio dell’Economic Graph di LinkedIn analizza l’evoluzione del ruolo delle donne nel mercato del lavoro italiano e globale.
I dati mostrano come la partecipazione femminile sia elevata nelle fasi iniziali della carriera, ma si riduca progressivamente con l’aumentare della responsabilità manageriale.
Il risultato è una struttura organizzativa in cui le donne sono numerose all’ingresso nel mercato del lavoro ma diventano sempre meno presenti man mano che si sale verso le posizioni di maggiore responsabilità.
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Leadership femminile e seniority: il divario cresce lungo la carriera
Uno dei dati più significativi dello studio riguarda la distribuzione della presenza femminile lungo i diversi livelli della gerarchia aziendale.
Nei ruoli entry level, le donne rappresentano il 51,4% della forza lavoro, una quota che indica come l’accesso iniziale al lavoro non rappresenti più il principale ostacolo alla parità di genere.
Tuttavia, già nelle fasi successive della carriera emerge un divario progressivo che si accentua con l’aumentare della seniority.

Il calo della presenza femminile nei ruoli manageriali
La rappresentanza delle donne diminuisce man mano che si sale nei livelli organizzativi:
- Entry level: 51,4%
- Senior: 43,9%
- Manager di primo livello: 36,1%
- Senior manager: 35,6%
- Ruoli direttivi: 34,5%
- Vice president: 30,9%
- C-suite: 26,7%
Il dato più significativo riguarda proprio i vertici aziendali. Nel C-suite, cioè il livello più alto della governance aziendale, la presenza femminile scende sotto il 30%.
In termini concreti significa che quasi una donna su due entra nel mercato del lavoro, ma solo una su quattro arriva ai vertici delle organizzazioni. Il nodo quindi non è più soltanto l’accesso al lavoro, ma la progressione verso le posizioni decisionali.
Leadership femminile e generazioni: come cambia il divario nel tempo
Un altro elemento interessante dello studio riguarda il rapporto tra presenza femminile e generazioni. I dati consentono di osservare come il divario si sviluppi lungo le diverse fasi della carriera e nel passaggio tra generazioni.
Le generazioni raccontano infatti una storia di cambiamento: la presenza femminile nella forza lavoro è aumentata nel tempo, ma questo aumento non si riflette con la stessa intensità nei ruoli di vertice.
Il caso della Gen Z
L’analisi generazionale offre un elemento particolarmente interessante per comprendere l’evoluzione della presenza femminile nel mercato del lavoro. La Gen Z, cioè la generazione più giovane attualmente presente nelle organizzazioni, mostra una quota femminile molto elevata nella forza lavoro.
Secondo i dati dello studio, il 53,0% della forza lavoro appartenente alla Gen Z è composto da donne. Questo dato segnala come le nuove generazioni stiano entrando nel mercato del lavoro con una distribuzione di genere sempre più equilibrata.
La situazione cambia però quando si osservano i ruoli di leadership. All’interno della stessa generazione, solo il 36,4% delle posizioni di leadership è occupato da donne.
Questo significa che, nonostante la forte presenza femminile tra i lavoratori più giovani, questa non si traduce automaticamente in una rappresentanza equivalente nei ruoli decisionali. Già nelle prime fasi della carriera emerge quindi una distanza tra partecipazione al lavoro e accesso alla leadership.
In altre parole, la presenza numerica delle donne non basta a garantire una distribuzione equilibrata delle responsabilità manageriali.
Il confronto con i Baby Boomer
Lo studio consente di osservare la stessa dinamica anche nelle generazioni più mature. Nel caso dei Baby Boomer, cioè la generazione oggi più vicina ai vertici aziendali, la presenza femminile nella forza lavoro è sensibilmente più bassa rispetto a quella delle generazioni più giovani.
Tra i Baby Boomer, le donne rappresentano il 29,4% della forza lavoro. Il dato riflette le condizioni storiche di accesso al lavoro che caratterizzavano le fasi iniziali della loro carriera.
Anche in questo caso la rappresentanza femminile diminuisce ulteriormente quando si guardano i ruoli di leadership. Nei livelli decisionali della stessa generazione, solo il 21,3% delle posizioni di leadership è occupato da donne.
Il confronto tra Gen Z e Baby Boomer mette quindi in evidenza una doppia dinamica. Da un lato, la partecipazione femminile al lavoro è cresciuta nel tempo. Dall’altro lato, questa crescita non si riflette con la stessa intensità nei ruoli di vertice.
Il risultato è che, nonostante una maggiore presenza delle donne nella forza lavoro, l’accesso alle posizioni dirigenziali continua a essere limitato.

Il divario tra forza lavoro e posizioni di leadership
Uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio dell’Economic Graph di LinkedIn è la distanza tra la presenza delle donne nella forza lavoro e la loro rappresentanza nei ruoli decisionali.
Il caso della Gen Z è emblematico: la maggioranza dei lavoratori è composta da donne, ma questa maggioranza non si traduce in un equilibrio nei ruoli di leadership.
Questo fenomeno suggerisce che il problema non riguarda soltanto l’accesso al lavoro, ma soprattutto le dinamiche di avanzamento professionale.
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La pipeline di carriera e la dispersione del talento femminile
I dati suggeriscono che la pipeline verso i ruoli di vertice si restringe progressivamente lungo il percorso professionale.
Il calo della rappresentanza femminile tra entry level e ruoli dirigenziali evidenzia un fenomeno noto nella letteratura manageriale: il cosiddetto “leaky pipeline”, cioè la dispersione progressiva del talento femminile lungo la carriera.
In questo scenario, anche una forte presenza femminile nelle fasi iniziali della carriera non garantisce automaticamente una maggiore presenza nei vertici aziendali.
Perché la leadership femminile resta una sfida
Lo studio dell’Economic Graph di LinkedIn evidenzia come la presenza delle donne nei ruoli decisionali resti una sfida strutturale per molte organizzazioni.
Il fatto che la rappresentanza femminile diminuisca costantemente con l’aumentare della seniority indica che i meccanismi di promozione e avanzamento professionale non producono ancora risultati equilibrati.
Questo significa che la parità nella forza lavoro rappresenta solo il primo passo. La vera sfida riguarda la capacità delle aziende di trasformare quella presenza iniziale in una rappresentanza equilibrata nei ruoli decisionali.
In altre parole, la questione della leadership femminile non riguarda più soltanto l’ingresso nel mercato del lavoro, ma soprattutto l’accesso al potere decisionale nelle organizzazioni.
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