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  • AI Act e AI Literacy: segui il corso live per prepararsi agli obblighi UE

    11 Maggio 2026

    Fino a pochi mesi fa il tema sembrava distante, quasi teorico. Ora invece molte aziende stanno iniziando a fare i conti con una domanda molto concreta: chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale in azienda è davvero preparato a farlo secondo quanto richiesto dal regolamento europeo?

    L’entrata in vigore dell’AI Act prevista per agosto 2026 sta accelerando il bisogno di formazione interna, soprattutto attorno al concetto di AI Literacy, uno dei punti centrali del nuovo quadro normativo europeo.

    Il regolamento prevede infatti che organizzazioni e aziende garantiscano competenze adeguate ai dipendenti che utilizzano sistemi AI durante le attività lavorative.

    Un obbligo che riguarda non soltanto le grandi aziende tecnologiche, ma anche PMI, reparti HR, marketing, amministrazione, customer care e tutte le funzioni che già oggi utilizzano strumenti basati su AI generativa.

    Le aziende temono il rischio compliance

    Uno degli aspetti che sta spingendo molte organizzazioni a muoversi rapidamente riguarda il tema delle responsabilità.

    L’AI Act prevede infatti controlli da parte delle autorità nazionali e sanzioni potenzialmente molto elevate per chi non rispetta gli obblighi previsti dal regolamento.

    Si parla di cifre che possono arrivare fino a 35 milioni di euro oppure al 7% del fatturato globale annuo, a seconda della violazione contestata.

    Per questo motivo stanno aumentando le richieste di percorsi formativi capaci di offrire non soltanto nozioni teoriche, ma anche documentazione utile in ottica compliance.

    Un corso live dedicato ad AI Literacy e compliance

    Dentro questo scenario si inserisce il nuovo corso live organizzato da Ninja Business School, dedicato proprio ai temi di AI Literacy e conformità normativa.

    La sessione intensiva si terrà online l’8 giugno, dalle 9 alle 13, con una formula a numero chiuso limitata a 20 partecipanti.

    L’obiettivo dichiarato è aiutare professionisti e aziende a comprendere cosa richieda concretamente il regolamento europeo e quali attività sia necessario avviare subito per ridurre il rischio operativo e normativo.

    Dalla teoria ai casi reali

    Il percorso punta soprattutto su un approccio pratico.

    Tra i temi affrontati ci saranno la struttura dell’AI Act, le categorie di rischio previste dal regolamento e gli obblighi associati ai diversi ruoli aziendali, come provider, deployer e utenti dei sistemi AI.

    Una parte della formazione sarà dedicata anche alla classificazione degli strumenti di intelligenza artificiale già utilizzati nelle aziende.

    L’idea è aiutare i partecipanti a capire quali tool rientrino nei diversi livelli di rischio previsti dalla normativa europea e quali implicazioni operative comportino.

    La compliance passa anche dai documenti

    Uno degli aspetti più delicati dell’AI Act riguarda la tracciabilità delle attività e la capacità di dimostrare la formazione svolta.

    Per questo il corso prevede moduli dedicati alla costruzione di un fascicolo minimo di compliance, con esempi di documentazione, policy AI e registri delle attività.

    Al termine della sessione, i partecipanti riceveranno anche un attestato di partecipazione, utilizzabile come prova documentale in caso di controlli o verifiche ispettive.

    Workshop pratico sui sistemi AI utilizzati in azienda

    Tra le attività previste c’è anche un’esercitazione guidata dedicata alla mappatura degli strumenti AI utilizzati nei diversi reparti aziendali.

    I partecipanti lavoreranno su casi concreti per identificare software, piattaforme e applicazioni già presenti nei flussi di lavoro quotidiani, collocandoli all’interno della mappa del rischio prevista dal regolamento europeo.

    Una parte importante del lavoro sarà dedicata anche alla definizione di policy di utilizzo accettabile e linee guida interne.

    LEGGI ANCHE: L’UE rende obbligatoria la formazione sull’AI: guida alla conformità per la tua azienda

    Chi deve preoccuparsi davvero dell’AI Act

    Uno degli errori più frequenti è pensare che la normativa riguardi soltanto aziende tech o sviluppatori di modelli AI.

    In realtà l’impatto sarà molto più ampio.

    Il corso si rivolge infatti a figure come HR Manager, responsabili compliance, DPO, IT manager, responsabili formazione, project manager e dirigenti che già oggi utilizzano piattaforme AI nei processi aziendali.

    Anche strumenti apparentemente innocui come chatbot, generatori di testi, software di analisi o assistenti basati su AI potrebbero infatti rientrare nelle logiche regolamentari introdotte dall’Unione Europea.

    La vera sfida sarà culturale

    Al di là degli obblighi normativi, il punto centrale sembra essere un altro: costruire una cultura aziendale capace di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole.

    Per molte organizzazioni il problema non sarà soltanto rispettare il regolamento, ma capire come integrare strumenti AI nei processi quotidiani senza aumentare rischi legali, reputazionali o operativi.

    Ed è proprio qui che il tema dell’AI Literacy smette di essere un concetto astratto e inizia a diventare una competenza concreta richiesta a manager, team e aziende.

    Le informazioni principali sul corso

    CorsoAI Literacy e AI Act Compliance
    Organizzato daNinja Business School
    Data8 giugno 2026
    OrarioDalle 9:00 alle 13:00
    FormatoLive online
    Durata4 ore
    PartecipantiMassimo 20 persone
    A chi è rivoltoHR Manager, Legal & Compliance, DPO, C-Level, IT Manager, Responsabili Formazione, Project Manager, Team Leader
    Focus del corsoAI Act, AI Literacy, compliance aziendale, classificazione del rischio AI, documentazione e policy
    Cosa includeSessione live, slide scaricabili, workshop pratico, template operativi
    AttestatoCertificato di partecipazione utile per il fascicolo di compliance aziendale
    ObiettivoComprendere gli obblighi previsti dall’AI Act e costruire le basi della conformità interna
    Rischi per le aziendePossibili sanzioni fino a 35 milioni di euro o 7% del fatturato globale

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