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  • Oltre il prompt engineering: come definire competenze, ruoli e responsabilità nell’adozione dell’AI

    15 Luglio 2026

    Per qualche mese il prompt engineering è sembrato la risposta a quasi ogni domanda sull’intelligenza artificiale in azienda. Workshop, raccolte di comandi, formule per ottenere testi migliori. Una fase utile, che ha permesso a molte persone di avvicinarsi agli strumenti generativi senza dover conoscere modelli, codice o architetture informatiche.

    Poi sono arrivati i problemi veri.

    Un’analisi prodotta con l’AI può orientare una decisione commerciale? Chi verifica i dati utilizzati? Un dipendente può caricare documenti riservati su una piattaforma esterna? Chi approva un flusso automatizzato? E chi risponde quando il risultato è scorretto, discriminatorio o semplicemente inadatto al contesto?

    A quel punto, la qualità del prompt diventa solo una parte del lavoro; l’adozione dell’AI coinvolge processi, competenze e responsabilità e richiede una lingua comune tra direzione, risorse umane, IT, funzioni legali e persone che utilizzano gli strumenti ogni giorno.

    Una possibile base di lavoro arriva dallo Skills Framework for the Information Age, SFIA, un modello internazionale che descrive le competenze professionali necessarie nel mondo digitale. La sua proposta sull’intelligenza artificiale parte da un criterio preciso: concentrarsi sulle capacità che restano utili nel tempo, invece di costruire interi sistemi professionali intorno a tecnologie e prodotti destinati a cambiare rapidamente.

    Il prompt è un’attività, la competenza produce un risultato

    Scrivere una buona istruzione per un modello può migliorare la qualità di una risposta. Il risultato professionale dipende però da ciò che accade prima e dopo quella richiesta.

    mappare le competenze AI

    Un responsabile marketing deve scegliere le fonti, interpretare il posizionamento del brand, riconoscere un’affermazione rischiosa e valutare se il contenuto rispetta gli obiettivi della campagna. Un recruiter deve comprendere i criteri di selezione, individuare possibili distorsioni e documentare il processo. Un analista deve controllare il dataset, il metodo e la solidità delle conclusioni.

    La competenza, quindi, comprende lo strumento ma si misura sul lavoro svolto.

    SFIA affronta l’AI attraverso capacità professionali applicabili a piattaforme diverse. Il framework collega le conoscenze tecniche alle competenze di business, ai comportamenti e al livello di responsabilità richiesto. Questa impostazione permette di leggere l’adozione dell’intelligenza artificiale come un’evoluzione delle professioni esistenti, evitando di trasformare ogni nuova funzione software in un nuovo mestiere.

    La differenza può essere riassunta così:

    ElementoDomanda da porreEsempio
    Uso dello strumentoLa persona sa interagire con il sistema?Sa formulare una richiesta e usare le funzioni disponibili
    Competenza professionaleSa produrre un risultato valido nel proprio ambito?Verifica fonti, qualità, tono e coerenza con gli obiettivi
    AutonomiaQuali decisioni può prendere senza approvazione?Può usare l’output come bozza, ma non pubblicarlo direttamente
    ControlloQuale verifica deve essere eseguita?Revisione umana, controllo dei dati e verifica delle citazioni
    ResponsabilitàChi risponde del risultato finale?Il responsabile del processo o della funzione
    EvidenzaChe cosa deve essere documentato?Fonti, versioni, approvazioni, modifiche e criteri adottati

    Questa tabella mostra anche perché un corso orizzontale sui prompt offre risultati limitati. Persone inserite in funzioni diverse possono utilizzare lo stesso modello, ma lavorano con dati, conseguenze e margini decisionali molto differenti.

    La mappatura parte dalle attività quotidiane

    Le job description raccontano solo una parte del lavoro. Spesso sono ampie, datate o scritte per finalità amministrative. Per comprendere dove inserire l’AI serve osservare le attività concrete.

    SFIA utilizza descrizioni orientate ai compiti, costruite attorno a verbi come raccogliere, analizzare, approvare, monitorare e progettare. Questa struttura aiuta a individuare i passaggi nei quali l’AI può automatizzare, assistere o potenziare il lavoro umano. Permette anche di chiarire quali attività debbano restare sotto il controllo di una persona.

    AI e data literacy, uso degli strumenti per automatizzare, assistere e aumentare le attività, competenze per costruire modelli AI/ML, competenze per sviluppare e rendere operative applicazioni AI/ML, governance e assurance

    Automatizzare significa affidare al sistema l’esecuzione di un’attività con un intervento umano limitato; assistere vuol dire accelerare una parte del lavoro, lasciando alla persona la valutazione e la decisione; potenziare indica invece l’uso dell’AI per affrontare analisi, volumi o scenari che sarebbero difficili da gestire con gli strumenti tradizionali.

    Prima di acquistare nuove licenze o progettare un piano formativo, l’azienda può costruire una matrice come questa:

    AttivitàPossibile ruolo dell’AIValore attesoRischio principalePresidio umano
    Riassumere documenti interniAssistenzaRiduzione dei tempi di letturaOmissioni o interpretazioni errateControllo dei punti rilevanti
    Preparare una prima bozza commercialeAssistenzaMaggiore velocità di produzioneInformazioni inesatte o tono incoerenteRevisione del commerciale
    Classificare richieste dei clientiAutomazioneSmistamento più rapidoCategorizzazioni scorretteMonitoraggio e gestione delle eccezioni
    Analizzare grandi serie di datiPotenziamentoIndividuazione di patternCorrelazioni ingannevoliValidazione dell’analista
    Valutare candidatiAssistenza limitataSupporto nell’organizzazione delle informazioniBias e trattamento improprio dei datiDecisione e verifica umana
    Approvare una spesa o un contrattoSupporto informativoAccesso rapido a precedenti e clausoleDelega impropria della decisioneApprovazione del responsabile

    L’analisi può essere sviluppata con il metodo descritto nell’approfondimento dedicato a come costruire una mappa delle competenze AI, che utilizza SFIA per collegare competenze, livelli di responsabilità e ruoli effettivamente presenti in azienda.

    Il passaggio decisivo consiste nel partire dal processo. Prima si osserva il lavoro, poi si stabilisce il contributo dell’AI. Solo a quel punto diventano visibili le capacità da sviluppare.

    Sette livelli per distinguere utilizzo e accountability

    Una persona che utilizza un chatbot per sintetizzare una riunione e un dirigente che approva l’introduzione di un sistema predittivo stanno entrambi lavorando con l’AI.

    Le loro responsabilità, però, appartengono a piani diversi.

    livelli di responsabilità SFIA

    SFIA descrive sette livelli di responsabilità, dai compiti eseguiti sotto supervisione fino alla definizione della strategia. La progressione considera autonomia, influenza, complessità, conoscenza e impatto; applicata all’intelligenza artificiale, aiuta a evitare uno degli errori più frequenti: valutare le competenze attraverso una semplice divisione tra principianti ed esperti.

    La questione riguarda ciò che una persona sa fare, ma anche ciò che è autorizzata a decidere.

    Livello organizzativo indicativoComportamento attesoEsempio nell’uso dell’AIResponsabilità
    Utilizzo guidatoSegue procedure e istruzioni definiteUsa strumenti approvati attraverso modelli preimpostatiSegnala anomalie e rispetta le regole
    Applicazione autonomaSceglie come usare lo strumento nel proprio lavoroAdatta prompt e workflow a un’attività ricorrenteVerifica l’output prima dell’utilizzo
    CoordinamentoOrganizza il lavoro e supporta altre personeDefinisce modalità operative per il teamControlla qualità, eccezioni e coerenza
    Supervisione professionaleValuta soluzioni e rischiDecide quali attività possano essere assistite o automatizzateGarantisce standard e adeguatezza
    DirezioneDefinisce priorità, policy e investimentiApprova programmi di adozione e criteri di governanceRisponde dell’impatto organizzativo

    La tabella semplifica i sette livelli SFIA in fasce organizzative immediatamente leggibili. In un progetto reale, ogni competenza dovrebbe essere associata al livello preciso richiesto dal ruolo.

    Il risultato è una descrizione professionale più utile. “Conosce gli strumenti di AI generativa” dice poco. “Utilizza sistemi approvati per produrre bozze, verifica fonti e dati, applica le policy aziendali e richiede l’approvazione prima della pubblicazione” definisce un comportamento osservabile.

    La governance dell’AI è un lavoro di squadra

    Quando le responsabilità rimangono implicite, tendono a concentrarsi su chi conosce meglio lo strumento.

    Il collega che ha sperimentato per primo ChatGPT diventa il riferimento informale del reparto.

    Il team IT riceve richieste che riguardano anche processi, diritto, dati e organizzazione.

    Il reparto HR viene coinvolto quando il software è già stato scelto.

    SFIA descrive esplicitamente l’uso dell’AI per “automate, assist, augment”, cioè automatizzare attività ripetitive, assistere il lavoro professionale e aumentare la capacità decisionale o produttiva. Nella documentazione compaiono esempi come data analyst, cybersecurity specialist, software developer, IT service desk analyst e digital marketing specialist.

    SFIA descrive la governance e l’assurance dell’AI come un insieme coordinato di responsabilità. Comprende la progettazione tecnica, le operazioni, il governo, la gestione del cambiamento e il controllo indipendente. Il framework chiarisce inoltre che questi compiti rappresentano archetipi da adattare al settore, alla maturità dell’impresa e alla sua esposizione al rischio, non job description universali.

    L’organigramma esistente può già contenere gran parte delle figure necessarie. Serve però assegnare ruoli espliciti.

    ResponsabilitàFigura possibileDecisioni principaliEvidenze richieste
    Indirizzo strategicoExecutive sponsor, direzionePriorità, investimenti, propensione al rischioObiettivi, budget, criteri di successo
    Risultato del processoBusiness owner, process ownerModalità di utilizzo e KPIPerformance, eccezioni, impatti
    Qualità professionaleDomain expertCorrettezza e pertinenza degli outputRevisioni, fonti, criteri di validazione
    ImplementazioneIT, data team, AI specialistIntegrazioni, configurazioni e manutenzioneTest, documentazione tecnica, log
    Sicurezza e conformitàLegal, compliance, privacy, securityVincoli, policy e controlliValutazioni, autorizzazioni, registri
    Sviluppo delle personeHR e Learning & DevelopmentSkill gap, percorsi e valutazioneMappa delle competenze, assessment, risultati
    Verifica indipendenteAudit interno o funzione di controlloEfficacia dei presidiRapporti, rilievi, piani correttivi

    Una piccola impresa potrà riunire più responsabilità nella stessa persona. Un gruppo internazionale avrà funzioni distinte e comitati dedicati. In entrambi i casi, il punto resta lo stesso: ogni decisione rilevante deve avere un proprietario riconoscibile.

    Dalla mappa delle attività all’AI Skills Audit

    Una volta stabilito che cosa cambierà nel lavoro, l’azienda può misurare la distanza tra le competenze disponibili e quelle richieste.

    Un AI Skills Audit efficace osserva capacità, comportamenti e responsabilità. Può combinare questionari, interviste, prove pratiche, analisi dei processi e valutazione degli output. L’obiettivo è individuare gap specifici: un team può avere una buona dimestichezza con i chatbot e una scarsa cultura del dato; un management preparato sugli scenari strategici può conoscere poco i vincoli operativi; una funzione tecnica può costruire soluzioni valide senza disporre di criteri condivisi per valutarne l’impatto.

    Il percorso può essere organizzato in cinque passaggi:

    FaseDomandaOutput
    Analisi dei processiDove viene già usata l’AI e dove potrebbe generare valore?Elenco delle attività prioritarie
    Definizione del ruoloChi utilizza, verifica, approva e controlla?Matrice delle responsabilità
    Profilo attesoQuali competenze servono e con quale autonomia?Profili professionali aggiornati
    AssessmentQuali capacità sono già presenti?Mappa dei gap individuali e di team
    Piano di sviluppoCome colmare i gap più rilevanti?Formazione, coaching, pratica e misurazione

    L’approfondimento sull’AI Skills Audit per la formazione aziendale affronta proprio il passaggio dalla formazione generalista a un piano strutturato, collegando l’analisi delle competenze alla progettazione dei percorsi e alle opportunità di finanziamento.

    L’audit evita anche di confondere l’adozione con il numero di licenze attivate. Un’impresa può avere centinaia di account e pochi processi realmente trasformati. Può accadere anche il contrario: un piccolo gruppo, dotato delle competenze e delle responsabilità corrette, può ottenere un impatto significativo su un’attività ad alto valore.

    Ogni popolazione aziendale richiede una formazione diversa

    La literacy di base resta necessaria: tutte le persone coinvolte devono comprendere possibilità, limiti, rischi e regole di utilizzo. Da quel punto in avanti, i percorsi iniziano a divergere.

    Chi lavora nel customer care affronta casi, dati e controlli diversi rispetto a un responsabile acquisti. Un manager deve saper valutare un progetto, definire metriche e gestire le conseguenze organizzative. Un professionista legale deve leggere i rischi contrattuali, normativi e reputazionali. Un team tecnico lavora su integrazione, dati, valutazione dei modelli e monitoraggio.

    Una possibile architettura formativa può essere costruita così:

    DestinatariCompetenze prioritarieAttività formative
    Tutta la popolazione aziendaleAI literacy, sicurezza, privacy, verifica degli outputSessioni introduttive, policy, simulazioni di casi
    Funzioni operativeUtilizzo nei workflow, controllo qualità, gestione delle eccezioniLaboratori sui processi reali
    Manager e process ownerSelezione dei casi d’uso, KPI, supervisione, rischioWorkshop decisionali e redesign dei processi
    Specialisti di funzioneApplicazioni avanzate nel proprio dominioProject work su dati e documenti aziendali
    Team IT e dataIntegrazione, valutazione, monitoraggio, sicurezzaLaboratori tecnici e sperimentazioni controllate
    HR e L&DMappatura, assessment e sviluppo delle competenzeProgettazione di skill framework e learning path
    LeadershipStrategia, investimenti, governance e accountabilitySessioni executive basate su scenari

    La formazione produce risultati più solidi quando utilizza materiali, dati e situazioni vicine al lavoro quotidiano. Un laboratorio sulla generazione di contenuti diventa utile per il marketing quando include tone of voice, procedure di approvazione, fonti consentite e criteri di misurazione. Per gli acquisti serviranno contratti, offerte, criteri di confronto e soglie decisionali.

    La personalizzazione riguarda, quindi, i contenuti, ma anche il livello di autonomia che l’azienda intende assegnare dopo il percorso.

    I fondi possono sostenere un progetto già ben definito

    La mappatura delle competenze svolge anche una funzione progettuale. Rende più chiari i destinatari, i fabbisogni, gli obiettivi didattici e i risultati attesi. Sono elementi utili quando l’impresa valuta l’accesso a fondi per la formazione.

    L’Avviso Fondimpresa 3/2026 dedicato all’innovazione prevede 20 milioni di euro per piani formativi rivolti ai lavoratori delle imprese aderenti che stanno realizzando interventi di innovazione digitale o tecnologica di prodotto o di processo. Le domande possono essere presentate dalle ore 9 del 29 settembre 2026 alle ore 13 del 30 ottobre 2026, secondo requisiti e procedure specifiche.

    Le risorse sono distribuite tra quattro macro-aree:

    Macro-areaStanziamento
    Nord6.985.000 euro
    Centro4.600.000 euro
    Sud e Isole3.415.000 euro
    Piani multiregionali5.000.000 euro
    Totale20.000.000 euro

    Il finanziamento richiede un piano coerente con un progetto di innovazione effettivo. La sola intenzione di organizzare un corso sull’AI non definisce, di per sé, un intervento ammissibile. Occorre verificare con attenzione beneficiari, soggetti proponenti, modalità di condivisione, attività finanziabili e documentazione prevista dall’Avviso ufficiale.

    Per questo la sequenza conta: progetto di innovazione, analisi dei processi, competenze richieste, destinatari, formazione. Il fondo può sostenere il percorso, mentre la qualità del disegno organizzativo resta a carico dell’impresa e dei partner coinvolti.

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    Dalla sperimentazione a un modello di lavoro

    Il prompt engineering continuerà a essere una capacità utile, soprattutto nei ruoli che lavorano ogni giorno con sistemi generativi. Il suo valore cresce quando viene inserito in una struttura più ampia.

    Un’organizzazione matura sa quali strumenti sono autorizzati, quali dati possono essere utilizzati e quali output richiedono una revisione. Ha definito chi decide, chi controlla e chi documenta. Misura il risultato sul processo, non sul numero di prompt scritti.

    Il percorso può essere letto in sei passaggi:

    PassaggioRisultato
    Mappare le attivitàIndividuare dove l’AI può assistere, potenziare o automatizzare
    Definire i presidiStabilire quali attività restano sotto responsabilità umana
    Assegnare i ruoliChiarire chi utilizza, verifica, approva e controlla
    Valutare le competenzeMisurare capacità disponibili e gap
    Progettare la formazioneCostruire percorsi diversi per funzione e responsabilità
    Misurare l’impattoVerificare qualità, tempi, rischi e risultati di business

    È il passaggio da una collezione di esperimenti individuali a un sistema professionale. SFIA offre una grammatica per descriverlo; la mappa delle competenze e l’audit lo trasformano in un piano operativo.

    Quando processi e ruoli presentano caratteristiche specifiche, la formazione standard può coprire le conoscenze comuni, mentre i laboratori devono entrare nel merito del lavoro. I percorsi di formazione Tailor Made di Ninja per le aziende permettono di partire dai fabbisogni reali, costruendo attività dedicate ai casi d’uso, alle responsabilità e al livello di maturità dell’organizzazione.

    La domanda utile, a quel punto, cambia: non riguarda più la capacità di scrivere il prompt perfetto ma il modo in cui l’impresa intende lavorare, decidere e rispondere dei risultati quando l’intelligenza artificiale diventa parte del processo.