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  • In Italia crescono i lavori tecnico-operativi ma la Gen Z continua a preferire l’ufficio

    8 Maggio 2026

    In Italia aumenta la richiesta di lavoratori qualificati nei settori tecnici e operativi, ma la percezione di questi mestieri continua a essere segnata da vecchi stereotipi. È il quadro che emerge da una ricerca diffusa da LinkedIn, che analizza aspettative, percezioni e orientamenti professionali degli italiani rispetto ai cosiddetti “colletti blu”.

    A colpire è soprattutto il comportamento della Gen Z, sospesa tra due modelli opposti: da una parte la ricerca di stabilità e nuove opportunità nei lavori tecnico-operativi, dall’altra l’idea ancora radicata che il successo passi soprattutto attraverso un impiego d’ufficio.

    Gen Z e lavori tecnici

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    La domanda cresce nei settori chiave

    Secondo lo studio, hospitality e ristorazione sono i comparti che dipendono maggiormente dalle professioni operative, con il 78% delle aziende che considera queste figure centrali per il proprio business. Seguono retail con il 67% e logistica con il 66%.

    Nonostante questo scenario, il mercato continua a scontrarsi con una difficoltà strutturale: trovare personale qualificato resta complicato.

    Le aziende cercano competenze tecniche, capacità pratiche e profili sempre più specializzati, ma la percezione sociale di questi percorsi professionali sembra procedere a una velocità diversa rispetto alla domanda reale del mercato.

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    La Gen Z è la generazione più indecisa

    I dati mostrano una frattura generazionale piuttosto evidente. Se Millennials e Gen X considerano i mestieri tecnici una scelta affidabile nel lungo periodo, tra i più giovani le opinioni risultano molto più frammentate.

    Il 49% della Gen Z vede queste professioni come una garanzia per il futuro, ma quasi la stessa percentuale continua ad associare il successo ai lavori d’ufficio. Una distanza minima che racconta bene il momento di transizione vissuto dai più giovani.

    Anche nelle preferenze personali emerge questo equilibrio quasi perfetto: tra i giovanissimi il 49% sceglierebbe un lavoro tecnico-operativo, mentre il 48% preferirebbe un impiego da “colletto bianco”.

    Il peso delle aspettative sociali

    Dietro queste scelte restano forti condizionamenti culturali. Il 66% degli italiani ritiene che famiglia e società influenzino ancora in modo significativo il percorso professionale delle persone.

    Per molti continua a prevalere l’idea che stabilità economica e sicurezza abbiano più valore della passione personale. Non a caso il 64% degli intervistati considera ancora i lavori manuali una sorta di “seconda scelta”.

    Eppure qualcosa sta cambiando. Il 70% degli italiani attribuisce alle competenze pratiche lo stesso valore di una laurea. Una convinzione che però si indebolisce proprio tra i più giovani: nella Gen Z questa percentuale scende al 64%.

    Millennials protagonisti nei lavori tecnico-operativi

    La ricerca evidenzia anche uno spaccato interessante sulla composizione generazionale della forza lavoro.

    Sono i Millennials a rappresentare oggi la quota più consistente nei comparti tecnico-specializzati: il 53% nell’hospitality e ristorazione, il 54% nel retail e il 52% nella logistica.

    Una presenza trasversale che conferma come questa generazione sia diventata il principale bacino di competenze operative nei settori legati ai servizi, alla distribuzione e alla supply chain.

    Differenze di genere ancora molto marcate

    Accanto al tema generazionale resta evidente anche quello della distribuzione di genere.

    Nel comparto hospitality si registra un equilibrio quasi perfetto tra uomini e donne. Nel retail prevale invece la componente femminile, mentre nella logistica la presenza maschile resta nettamente superiore.

    Un segnale che mostra come il mercato del lavoro tecnico-operativo continui a essere influenzato da modelli culturali piuttosto radicati, nonostante la crescente richiesta di competenze specializzate.

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    L’intelligenza artificiale divide lavoratori e professionisti

    La diffusione dell’AI e degli strumenti digitali contribuisce ad alimentare aspettative contrastanti.

    Da un lato, il 60% degli italiani ritiene che la tecnologia possa migliorare l’efficienza del lavoro e il 49% pensa che possa creare nuove opportunità professionali. Dall’altro, il 54% teme una riduzione dei posti disponibili.

    Prevale comunque una visione meno radicale rispetto ai timori più diffusi sul tema automazione. Per il 68% degli intervistati, infatti, la tecnologia sostituirà alcune attività specifiche senza cancellare completamente i ruoli professionali.

    L’idea dominante è che le professioni tecniche siano destinate a trasformarsi, richiedendo competenze più ibride e una maggiore familiarità con strumenti digitali e software avanzati.

    “Questi lavori vengono ancora immaginati con gli occhi del passato”

    Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, sottolinea proprio questo scarto tra percezione e realtà.

    “Oggi molte professioni tecniche soffrono di un problema di percezione: sono viste con gli occhi del passato, mentre funzionano già con logiche del futuro”, ha spiegato Albergoni.

    Secondo LinkedIn, la vera sfida sarà rendere più visibili l’evoluzione tecnologica di questi ruoli e le opportunità concrete che possono offrire in termini di stabilità, crescita professionale e qualità della vita.

    Stipendio e work-life balance guidano le scelte

    Le motivazioni che spingono verso queste professioni raccontano un approccio molto pragmatico al lavoro.

    Tra chi non opera già in ambiti tecnico-manuali, il 46% considera stipendi più alti e benefit migliori il principale elemento di attrattività. Seguono equilibrio tra vita privata e lavoro e maggiore sicurezza occupazionale.

    Aspetti che stanno diventando decisivi anche nelle valutazioni delle nuove generazioni, sempre più attente alla sostenibilità personale e alla qualità complessiva dell’esperienza lavorativa.

    Opportunità reali, ma poco raccontate

    Uno degli elementi più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la visibilità delle opportunità disponibili.

    Il 66% degli italiani ritiene che nel comparto tecnico esistano buone prospettive professionali, ma che vengano comunicate male o in modo insufficiente.

    A pesare è anche la convinzione che contino ancora molto le conoscenze personali: per il 61% degli intervistati avere il network giusto continua a essere più importante delle competenze stesse.

    Un dato che restituisce l’immagine di un mercato del lavoro ancora attraversato da dinamiche informali, mentre imprese e piattaforme cercano di colmare il divario tra domanda crescente e scarsità di profili qualificati.