Gli insegnamenti chiave di visione e leadership di Simone Dominici, CEO di Kiko Milano
Visione laterale, curiosità e coraggio: il percorso di leadership di Simone Mangiarotti, Global Brand Marketing Lead di Max Mara
23 Dicembre 2025
Simone Mangiarotti ha costruito la propria carriera seguendo una traiettoria non lineare, fatta di esplorazioni, competenze trasversali e scelte che lo hanno portato spesso fuori dall’area di comfort.
Oggi è Global Brand Marketing Lead di Max Mara e supervisiona il brand a 360 gradi, ma il suo percorso nasce molto prima, in una provincia milanese fatta di valori solidi, senso del dovere e una curiosità che lo ha sempre spinto “oltre il campo di pannocchie”, come ama dire lui stesso.
La sua leadership si fonda su tre pilastri: visione ampia, capacità di connettere i punti e lavoro di squadra. In questa intervista ripercorriamo le decisioni chiave, le sfide più formative e gli insegnamenti che guidano oggi il suo modo di fare marketing e di guidare le persone.
Quali sono stati i valori che hanno più influenzato il tuo percorso professionale?
Mangiarotti cresce in una famiglia numerosa, semplice, segnata dalle difficoltà del dopoguerra. Il padre, costretto a lavorare fin da giovanissimo, incarna per lui il valore del sacrificio orientato a un obiettivo chiaro: garantire il meglio possibile alla propria famiglia.
Accanto a questo, l’attività commerciale dei genitori diventa un vero e proprio hub sociale per la comunità. Un luogo di scambio, relazione, ascolto. È qui che Simone assorbe una lezione fondamentale: il lavoro non è solo esecuzione, ma connessione tra le persone.
Questi valori, responsabilità, dedizione, apertura verso l’altro, diventano la base su cui costruirà tutta la sua carriera manageriale.
Quando hai capito di essere sulla strada giusta?
Non c’è stato un singolo momento di rivelazione, ma una progressiva somma di esperienze. Da una parte l’università, dall’altra i primi lavori operativi: dalla fabbrica ai cantieri, fino alle agenzie di field marketing.
È lì che Mangiarotti inizia a collegare i punti. La teoria prende forma nella pratica, i libri diventano processi reali, le organizzazioni prendono corpo.
Gestire team, affrontare imprevisti, risolvere problemi in tempo reale gli insegna una lezione che tornerà spesso nella sua carriera: la preparazione non elimina l’incertezza, ma ti rende capace di affrontarla.

Qual è stata la prima vera sfida professionale?
Arriva quando gli viene affidato un progetto completamente nuovo, senza processi predefiniti né modelli di riferimento. Un incarico a tempo determinato, con obiettivi chiari e aspettative alte.
Senza una struttura a supporto, Simone è costretto a costruire tutto da zero: approccio, metodo, priorità. Sbaglia molto, impara velocemente e sviluppa quella che lui stesso definisce una modalità di sopravvivenza professionale, fatta di autonomia, responsabilità e capacità decisionale.
È una sfida che lo prepara a situazioni simili, anche anni dopo, quando si ritroverà a rappresentare il proprio team in contesti internazionali fuori dalla sua comfort zone.
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Che cosa ti ha insegnato il lungo percorso in Adidas?
Diciotto anni in Adidas rappresentano per Mangiarotti una vera palestra di leadership. Ricoprendo ruoli diversi tra commerciale, trade marketing, brand e comunicazione, impara a guardare il business dall’alto.
La lezione più importante non arriva solo dai successi, ma soprattutto dalle persone che lo hanno messo in discussione. Quelle che lo hanno costretto a uscire dal perimetro del suo ruolo, ad approfondire competenze laterali, a comprendere dinamiche non immediatamente visibili.
È qui che matura una convinzione chiave: per pensare davvero fuori dagli schemi, bisogna conoscere perfettamente il contesto in cui ci si muove.
Quanto contano le competenze trasversali nella crescita di un leader?
Per Mangiarotti sono decisive. Nel marketing e nella comunicazione, la creatività senza struttura rischia di rimanere sterile.
Approfondire temi come finance, processi e organizzazione gli permette di dialogare con tutte le funzioni aziendali e di costruire idee che non siano solo originali, ma anche sostenibili.
La leadership, in questa visione, nasce dall’equilibrio tra visione e solidità, tra intuizione e consapevolezza del contesto.
Chi sono stati i mentori più importanti del tuo percorso?
I primi mentori sono stati i genitori, attraverso lo sport e l’educazione alla responsabilità. Poi arrivano i manager incontrati lungo il percorso professionale, alcuni in modo diretto, altri per contrapposizione.
Mangiarotti riconosce valore anche nei conflitti: spesso sono proprio le relazioni più complesse a lasciare gli insegnamenti più duraturi. Osservare, assorbire, rielaborare diventa parte integrante del suo metodo di crescita.
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Guardando indietro, cosa avresti fatto diversamente?
Se potesse tornare indietro, farebbe probabilmente più esperienze all’estero o in settori diversi. Non per rimpianto, ma per ampliare ulteriormente lo sguardo.
Allo stesso tempo, riconosce che le scelte fatte, anche quelle che hanno rallentato la carriera per dare spazio alla famiglia, sono parte integrante del percorso che lo ha portato dove è oggi.
La leadership, per lui, non è solo performance, ma equilibrio tra vita professionale e personale, costruito come una vera squadra.

Qual è oggi il tuo tesoro professionale?
Una visione ampia, la capacità di connettere i punti e la consapevolezza che nessun risultato importante si costruisce da soli.
Il successo, secondo Mangiarotti, nasce dall’intelligenza collettiva e dalla fiducia reciproca. Il compito del leader è creare le condizioni perché le persone possano dare il meglio di sé, mettendo insieme prospettive diverse in un disegno coerente.
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