Google testa il collegamento diretto ad AI Mode dai risultati di Search
Zero-click: non è (solo) colpa degli AI Overview. Lo dicono i dati
16 Settembre 2026
Da mesi il calo del traffico organico ha un unico imputato: l’AI Overview di Google. Abbiamo preso tre mesi di Search Console di un magazine italiano, query per query, e abbiamo controllato dove l’AI Overview c’è davvero. Il risultato non conferma la tesi che gira. Anzi, la ribalta.
Partiamo dal numero che ci ha fatto rifare i conti due volte.
Una query da 12.258 impressioni in tre mesi, posizione media 2,4: seconda, stabile, sopra la piega. Ha prodotto 62 click. CTR: 0,5%. Su quella query l’AI Overview non compare.
Nelle stesse settimane, sullo stesso sito, un’altra query ha reso il 13,5%. Ventisette volte tanto, da due posizioni più in basso. E sopra quella l’AI Overview c’è.
Se la spiegazione fosse “l’AI si prende i click”, questi due numeri dovrebbero essere invertiti. Non lo sono.

Come abbiamo costruito il dataset?
Un magazine italiano del settore wedding che seguiamo, tre mesi pieni di dati (10 maggio – 6 agosto 2026). Abbiamo isolato le query in top 10 con almeno mille impressioni e per ognuna abbiamo verificato su SEOZoom se la SERP mostra un AI Overview.
Il campione ha un vantaggio: è un sito solo. Autorità, qualità dei contenuti e brand restano costanti, quindi le differenze di CTR fra una query e l’altra non si spiegano con “quel sito è più forte”.
Ha anche un limite, e te lo diciamo prima che ce lo faccia notare qualcuno: è un sito, in un settore, in un trimestre. Vale come osservazione documentata, non come legge del mercato.
Quali query portano click e quali no?
Ordinando per CTR, il dataset si spacca in due gruppi netti.
Le query che rendono:
| Query | AI Overview | Posizione | Impressioni | CTR |
|---|---|---|---|---|
| vangelo per matrimonio | sì | 4,3 | 709 | 13,5% |
| letture per matrimonio | sì | 6,2 | 1.141 | 7,9% |
| formula matrimonio | sì | 2,1 | 1.287 | 7,0% |
| letture matrimonio | no | 6,1 | 2.720 | 6,7% |
Le query che non rendono, pur stando spesso più in alto:
| Query | AI Overview | Posizione | Impressioni | CTR |
|---|---|---|---|---|
| come fare il nodo alla cravatta | no | 2,4 | 12.258 | 0,5% |
| come si fa il nodo alla cravatta | no | 2,5 | 4.749 | 0,2% |
| matrimonio in spiaggia | no | 5,9 | 2.110 | 0,2% |
| bottoniera | sì | 2,6 | 1.916 | 0,3% |
| morganatico | sì | 6,3 | 1.802 | 0,4% |
Venti volte di differenza. Stesso dominio, stesso trimestre.
Ora guarda la colonna dell’AI Overview: non separa niente. Al momento dell’analisi compariva in tre delle quattro query che rendono e in due delle cinque che non rendono. La query con il CTR più alto di tutto il campione ha l’AI Overview sopra di sé. Le due con il CTR più basso non ce l’hanno.
Nel nostro campione la correlazione fra AI Overview e perdita di click non è debole. È invertita.
E c’è un dettaglio che rafforza il punto. Un mese dopo abbiamo rifatto il controllo: su nove query, tre avevano cambiato stato. L’AI Overview era comparso su due e sparito da una. I CTR di quelle tre query non si erano mossi di un decimale. Se l’AI Overview fosse la causa, il click sarebbe dovuto sparire dove è arrivato e tornare dove se n’è andato. Non è successo.
Cosa separa davvero i due gruppi?
Guarda cosa chiede l’utente nel primo gruppo: le letture per la cerimonia, i passi del vangelo, le formule del rito. Sono domande che si soddisfano solo con un elenco lungo da sfogliare, in cui scegliere quello che suona meglio. Nessun riquadro può esaurirle: chi cerca “letture per matrimonio” ne vuole vedere quindici e sceglierne due.
Nel secondo gruppo la domanda ha una risposta sola e corta. Cosa significa morganatico. Cos’è una bottoniera. Come si fa un nodo alla cravatta, che poi è una sequenza di gesti e la mostra meglio un video di un articolo.
Queste query erano zero-click prima che gli AI Overview esistessero. Le risolvevano già il featured snippet, il knowledge panel, il carosello di immagini, i video di YouTube in pagina. L’AI Overview è arrivato dopo, su un terreno che Google si era già ripreso da anni.
La domanda utile, quindi, non è “questa query ha l’AI Overview?”. È: la risposta a questa query sta in tre righe?
Una delle nove non rientra in questa lettura, e te lo diciamo invece di toglierla dalla tabella: “matrimonio in spiaggia” non ha una risposta breve, eppure rende lo 0,2%. Lì il problema è un altro: chi la cerca vuole location e preventivi, non un articolo di magazine. Il che porta allo stesso punto per un’altra via: quando la pagina non è il tipo di risultato che l’utente cerca, la posizione non serve a niente.
Perché questa distinzione ti cambia il lavoro?
Dare tutta la colpa all’AI porta a due errori pratici.
- Ottimizzi le pagine sbagliate. Se una pagina intercetta domande a risposta chiusa, riscriverla meglio non recupera i click, perché il click non arriverà comunque. Quella pagina serve al posizionamento del dominio e alla presenza nelle risposte, non al traffico.
- Molli troppo presto le query che funzionano ancora. Nel nostro campione le query “da elenco” rendono fra il 6 e il 13% anche con l’AI Overview attivo. Se le avessi abbandonate perché “tanto ci pensa l’AI”, avresti buttato via il traffico che il sito ancora prende.
Prima di parlare di GEO fai un esercizio banale: prendi le tue query in top 10 con volume rilevante, dividile fra risposta chiusa e risposta da scelta, e guarda i CTR. Il grafico si separa da solo. A quel punto sai dove investire in contenuti e dove no.
GEO: cosa funziona e cosa no, secondo Google
Su questo Google ha pubblicato una guida ufficiale. È più utile della maggior parte di quello che si legge in giro, anche perché smonta parecchie cose vendute come “tecniche avanzate”.
Le funzionalità AI della Ricerca attingono all’indice classico: una pagina che Google non indicizza non può essere citata. La prima domanda quindi non riguarda il contenuto, ma l’igiene tecnica del sito. Due requisiti concreti: essere indicizzati ed essere idonei allo snippet, perché direttive come nosnippet o data-nosnippet escludono un contenuto dalle risposte generative, e capita di trovarle attive per eredità di vecchie configurazioni.
Nella lista di quello che Google dichiara privo di effetto ci sono:
- il file llms.txt;
- il “chunking” dei testi pensato per le AI;
- la variazione delle keyword per i modelli;
- i dati strutturati intesi come chiave d’accesso alle risposte AI (servono per i rich result, che sono un’altra cosa).
Quello che resta è meno vendibile e più faticoso: avere qualcosa di proprio da dire. I modelli citano chi porta un dato, un’esperienza diretta, un numero verificabile. Un contenuto che riassume quello che è già ovunque non viene scelto come fonte, perché non aggiunge niente alla risposta. È il motivo per cui questo articolo esiste: senza quelle 12.258 impressioni a CTR 0,5% non avremmo avuto niente da raccontare, e il tema del farsi citare dagli assistenti AI sarebbe rimasto l’ennesima opinione.
Quale metrica guardare, alla fine?
- Sulle query da scelta, dove l’utente deve entrare in una pagina per decidere, il traffico organico resta la metrica giusta.
- Sulle query a risposta chiusa il click non tornerà, con o senza AI. Lì l’obiettivo realistico è comparire nella risposta, e si misura in un altro modo: interrogando gli assistenti in modo sistematico e ripetuto sugli stessi prompt e registrando chi viene citato. Una Search Console per gli LLM non esiste.
Continuare a misurare quelle pagine in sessioni significa vedere un fallimento dove c’è solo una domanda che ha cambiato forma.
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