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  • Google Search diventa più Social: cosa sono i Search Profiles

    12 Giugno 2026

    Per oltre vent’anni abbiamo pensato a Google come a un motore di ricerca, un luogo dove gli utenti inserivano una query e ricevevano una lista di risultati ordinati secondo criteri di rilevanza… ma quel paradigma sta cambiando rapidamente.
    Con il lancio dei nuovi Search Profiles, Google introduce una funzione che, a prima vista, potrebbe sembrare un semplice strumento di personal branding per creator e publisher.

    In realtà siamo di fronte a qualcosa di molto più interessante: un ulteriore passo verso la trasformazione della ricerca in una piattaforma relazionale.

    Cosa sono i Search Profiles

    Google descrive i Search Profiles come uno spazio condivisibile e personalizzabile che permette a publisher e creator di raccogliere in un unico luogo articoli, video, post social, link e contenuti pubblicati sulle diverse piattaforme.

    In pratica si tratta di una sorta di “identità ufficiale” all’interno della Search.
    Chi possiede un profilo può mostrare:

    • articoli pubblicati,
    • contenuti video,
    • account social,
    • siti web,
    • contenuti in evidenza,
    • biografia e informazioni professionali.

    L’utente può inoltre seguire quel creator direttamente dall’ecosistema Google, aumentando le probabilità di ritrovare i suoi contenuti all’interno di Discover.

    google search profiles
    Source: Google

    Perché questa novità è molto importante

    Osservata superficialmente, la funzione ricorda servizi come Linktree o le classiche pagine profilo che già esistono su altre piattaforme… ma il punto non è il profilo. È il “follow“.

    Google sta introducendo un meccanismo tipico delle piattaforme social direttamente dentro il proprio ecosistema informativo. L’utente non cerca più soltanto informazioni. Inizia a seguire fonti; e quando una fonte viene seguita, Google acquisisce un segnale potentissimo sulle preferenze dell’utente.

    In altre parole non stiamo più assistendo soltanto all’evoluzione della ricerca, ma all’evoluzione del rapporto tra utenti e fonti.

    Search, Discover e AI

    Questa novità arriva in un momento molto particolare. Negli ultimi mesi Google ha accelerato enormemente sul fronte AI e i Search Profiles si inseriscono perfettamente in questo contesto. Per un modello AI, infatti, non conta soltanto il contenuto.
    Conta l’entità che quel contenuto rappresenta.

    Un publisher con un’identità forte, coerente e riconoscibile è più semplice da comprendere rispetto a una collezione sparsa di pagine web. Da questo punto di vista i Search Profiles rappresentano un ulteriore tassello nella costruzione di un web sempre più entity-centric.

    Dalla SEO alla SO Source Optimization

    Per anni la SEO ha cercato di ottimizzare le pagine. Oggi diventa sempre più importante ottimizzare le fonti. La differenza è sostanziale… nel paradigma tradizionale si lavorava sul documento. Nel paradigma AI si lavora sull’entità e Google sembra – finalmente – averlo compreso molto bene.

    Con i Search Profiles il motore di ricerca non sta soltanto organizzando contenuti. Sta organizzando identità, ed è esattamente ciò di cui hanno bisogno i sistemi di intelligenza artificiale per attribuire autorevolezza, contesto e continuità alle informazioni.

    Una mossa che ricorda il passato

    Chi lavora nel digitale da molti anni potrebbe avere una sensazione familiare: l’idea di collegare identità, contenuti e autorevolezza non è nuova. Qualcuno ricorderà Google Authorship e il tentativo di costruire relazioni tra autori e contenuti pubblicati.

    Questa volta, però, il contesto è completamente diverso! All’epoca il problema era migliorare la qualità dei risultati di ricerca, mentre oggi è fornire contesto alle intelligenze artificiali! E questo rende il progetto decisamente più strategico.

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    Cosa dovrebbero fare oggi creator, aziende e publisher

    Al di là della disponibilità iniziale limitata agli Stati Uniti e agli account che possiedono determinate soglie di follower, il messaggio è chiaro: Google sta premiando la costruzione di identità digitali forti e coerenti.

    Questo significa:

    • presidiare più canali in modo coerente,
    • costruire una presenza riconoscibile,
    • curare le relazioni tra sito, social, contenuti e profili pubblici,
    • lavorare sull’autorialità oltre che sull’autorevolezza.

    La sensazione è che il futuro della visibilità online possa non dipendere più soltanto da chi pubblica il miglior contenuto, ma potrebbe dipendere da chi riesce a diventare la fonte che le persone – e le AI – decidono di seguire.